A questi scopi possono essere ricondotte tutta una serie di finalità derivate e di più immediato uso pratico: implementazione della Convenzione di Ramsar (
www.ramsar.org
) e dell'African-Eurasian Migratory Waterbird Agreement (AEWA/Convenzione di Bonn,
www.unep-wcmc.org/aewa/
), regolamentazione della caccia e gestione faunistica (anche a livello locale), strategia di conservazione delle specie minacciate (a livello globale o comunitario: SPECs ecc.), studio delle variazioni climatiche e dell'impatto proprio delle diverse attività antropiche (es. agricoltura, pesca costiera), studio della diffusione di agenti patogeni.
Agli albori degli IWC, Geoffrey Matthews - uno dei padri della Convenzione di Ramsar nonchè etologo di grande fama - così si espresse in merito al motivo di fondo che spinge tutti noi ogni anno a setacciare pantani gelati e lagune in tempesta: "... in un momento in cui l'Uomo non perde occasione di lanciare sempre nuovi attacchi al proprio ambiente, il monitoraggio continuo delle diverse popolazioni è essenziale per rilevare le minacce nel momento in cui insorgono, prima cioè che si trasformino in disastri evidenti a chiunque ...".
Il contributo di lunghe serie temporali di dati pazientemente acquisiti, spesso all'apparenza sempre uguali un anno dopo l'altro (da cui l'arcamoniana risposta "... i sua!" a qualsiasi domanda su quanti uccelli fossero presenti in un dato luogo e momento: brina sui baffi d'obbligo), si rivela alla fine una fonte di informazione insostituibile, spesso per scopi neppure lontanamente immaginati durante la fase di raccolta dei dati di base.

Il COT e i censimenti invernali
La nostra attività di censimento 'acquatico' (che ovviamente è integrata nella rete di monitoraggio INFS) inizia nel 1984, per stimolo del CISO e si scontra molto presto con il gennaio 1985 - inverno di gelo a tutt'oggi insuperato che certamente assestò un colpo non da poco all'ancora vacillante organizzazione regionale. Le zone visitate, ai limiti dell'inagibilità, furono dunque ben poche in quell'anno. Ma l'azione riprese alla grande l'anno dopo, grazie anche al contributo economico della Regione Toscana.
Da allora questa attività è divenuta una delle principali dell'associazione, che di norma ha il suo culmine nei giorni in cui vengono cenisti tutte le zone umide dalla Maremma, quando decine di soci e di appassionati si riuniscono per setacciare quest'area ricca di uccelli.
Il numero di zone umide che viene visitato ogni anno è molto elevato: la Toscana è infatti una regione ancora relativamente ricca di aree idonee alla sosta di uccelli acquatici. I siti censiti sono aree palustri, laghi, fiumi e canali, bonifiche, tratti costieri poco profondi, bacini artificiali e cave.
Zone umide della Toscana
Il grado di copertura ottenuto è certamente uno dei più alti che si riescano ad ottenere in Italia, grazie alla collaborazione di diverse decine di rilevatori ed all'aiuto ed al sostegno fornito da Amministrazioni Locali, Parchi e Riserve, Enti gestori ed Associazioni Ambientaliste. Il numero di persone ed enti coinvolti è andato aumentando nel tempo, anche se ormai l'organizzazione si è più che consolidata: negli ultimi anni i rilevatori sono stati oltre 100 e le zone censite annualmente oltre 250. I risultati di questo sforzo forniscono un'idea molto precisa della presenza invernale di questi uccelli: negli ultimi dieci anni sono state rilevate 64-81 specie per un totale di 63.000-107.000 individui.
Per i più curiosi, a titolo di esempio, è possibile visualizzare i risultati 2004
CLICCANDO QUI
I risultati di un'analisi relativa all'importanza delle zone umide artificiali per lo svernamento degli uccelli acquatici e quelli di un'indagine sulla presenza di uccelli acquatici di origine domestica può essere scaricata qui.